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Federico Costantini

Invettiva informatico-giuridica sul modello di domanda assegno per nucleo familiare (ovvero introduction to italian legal design – part one)

Siamo nel 2016, ormai inoltrato, e mi tocca vedere ancora cose – per citare Luca Carboni, il chè è tutto dire – “da far accapponar la pelle”.
Questioni di lana caprina, per alcuni, semplici rogne da sopportare o rospi da inghiottire “as usual” per altri.

Eppure proprio perchè, come scrivevo all’inizio, siamo nel 2016, mi aspetterei molto molto molto di più, o meglio, almeno un piccolo sforzo. Evidentemente è un mio problema.

Il fatto è che per la disciplina di cui mi occupo ho un po’ l’occhio clinico rispetto a certe cose, e questo, di nuovo, è un mio problema.

Ebbene, l’occasione della presente invettiva è data dal modulo di cui al titolo.
Diversi aspetti tra il patetico, il ridicolo e il picaresco emergono alla mia attenzione.
Li elenco senza pretesa di ordine.

(1) la domanda si presenta su un foglio di Excel. Ribadisco. Siamo nel 2016. Esistono i PDF, esiste la possibilità di inserire i propri dati su maschere web. Firma elettronica? No grazie! Amministrazione digitale? Vade retro!

(2) il foglio di Excel è impaginato in formato A4, ma – attenzione – le celle non sono unite. Sicchè se io voglio scrivere il mio cognome devo farlo in un’unica cella – con il rischio di scompaginare la formattazione del modulo – oppure devo unire le celle – operazione che non tutti sanno fare. Oppure molto banalmente devo stampare il file, e allora a che serve Excel?

(3) Premessa. L’utilità di un foglio di calcolo è data dal fatto che “fa i calcoli da solo”. Serve a questo. Invece il modello che mi viene propinato non è dotato di questa utilità. Sicchè i conti sui redditi devo farmeli a mano (a mente, voglio dire). Poco male, ma sorge di nuovo la domanda: perchè Excel, allora?

(4) “Barrare le caselle”. L’idea di fondo del “barrare le caselle” sta nel fatto che ci sono diverse opzioni: “M” = “maschietto”, “F” = “femminuccia”, per dire. E uno mette una bella “X” dove più gli aggrada. Ma che senso ha inserire delle caselle per barrare delle cose che il sottoscrittore “dichiara sotto la propria responsabilità” senza che ci sia un’altra possibilità????

Per dire (copio e incollo):
“DICHIARA sotto la propria responsabilità che:
X per i soggetti indicati nella tabella della composizione del nucleo familiare non ha richiesto né richiederà altro trattamento di famiglia.
X per i soggetti indicati nella tabella della composizione del nucleo familiare non è stato richiesto altro trattamento di famiglia da parte di persone che non compongono il nucleo familiare (ex coniuge, coniuge separato, convivente o altri);
X le notizie indicate nel presente modello di domanda sono complete e veritiere;
X si impegna a segnalare le variazioni della situazione dichiarata entro 30 giorni.”

Domanda: perchè devo mettere delle “X” se non ci sono opzioni? Posso presentare la domanda senza segnare qualche casella?

(5) La perla. La scoperta che mi ha scatenato le farfalle – o meglio gli elicotteri – nello stomaco è il seguente. Siamo al campo “relazione di parentela”. Mi si chiede di indicare la “relazione di parentela” con i componenti del nucleo familiare. Evidentemente bisogna inserire i figli, i genitori, i nonni, ma anche il partner. Che tuttavia – a meno di relazioni incestuose – non può essere “parente”. Lo dice il codice civile, non io.

Perchè se io devo costruire un mobile IKEA dal nome impronunciabile riesco a capire cosa devo fare, mentre se devo compilare un modulo del mio datore di lavoro, del Comune, di una qualsiasi P.A. mi viene il latte alle ginocchia?

Attenzione: il problema non è “la burocrazia”, necessaria in ogni organizzazione complessa, ma l’ottusità, la pigrizia, la negligenza, perchè queste ultime producono inefficienza e perdite di tempo.

Quali rimedi ci sono nei confronti di chi, come direbbe Nassim Taleb, non ha “skin in the game” eppure si ostina ad ammorbare la nostra esistenza con le sue “b.s.” in forma di moduli?

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