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Federico Costantini

prezzi abbassati e validità a scadenza (ovvero introduction to italian legal design – part two)

In un Paese normale la Lingua dovrebbe essere rispettata. Non si pretende poi molto. Non siamo tutti professori di italiano, non siamo Accademici della Crusca, ma un po’ di decenza, quella sì.

E quando si sbaglia un congiuntivo, si chiede scusa, ci si vergogna un po’, ci si corregge da soli. Cose di questo tipo. Un po’ patetiche, forse.  Si suppone che la cultura sia importante, in linea di principio, e si cerca di fare bella figura con gli altri. Ci hanno insegnato così.

Gli errori grammaticali non passavano inosservati, anzi talvolta erano  pesantemente rinfacciati, mentre oggi rimaniamo indifferenti anche di fronte a memorabili “epic fails”della comunicazione. (Ma siamo così vecchi?)

Per dire, recentemente capita di osservare che una nota catena di supermercati pratica “prezzi abbassati” (e non “ribassati” o perlomeno “diminuiti”). Dante Alighieri non si rivolta più nella tomba per simili quisquilie, e la cosa fa poco più che sorridere.

Ma riportiamo tali fenomeni all’esperienza giuridica. Quante volte si legge che “la validità ha termine il …”, oppure che “la validità avrà scadenza il giorno …”. Eppure il diritto privato insegna che il termine riguarda l’efficacia e non la validità, sicchè tali previsioni o clausole dovrebbero avere un significato quantomeno opinabile, se interpretate alla lettera. La validità, a differenza delle uova e delle mozzarelle, non scade.

Contratti in cui si confonde validità ed efficacia dovrebbero essere strappati da giuristi urlanti e i loro redattori posti alla gogna e banditi da ogni Corte della Nazione. Invece niente. Nei tribunali ci si accapiglia sulle virgole, si discutono tesi fondate su interpretazioni arzigogolate e magari fantasiose per non dire fantagiuridiche, ma non si insiste su profili tutto sommato elementari. Sarebbe “maleducazione”? ci si rifugia nel “Così fan tutti”?

E allora vien da chiedersi: può avere un senso oggi l’esperienza giuridica a queste condizioni? che dignità ha una disciplina in cui non solo è scusata l’ignoranza, ma è tacitamente tollerata la grettezza?

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