In un mercato del lavoro sempre più saturo e di difficile accesso, uno dei possibili sbocchi della filosofia oggi è il mestiere di Giovane Filosofo (GF). Il GF è un individuo di età compresa tra i 25 e i 35 anni, in possesso di competenze filosofiche, che presenzia a salotti televisivi, convegni, mostre, festival. È opinionista, saggista, conferenziere. La sua giovane età attira tendenzialmente un beneplacito trasversale, ed è dunque il suo punto di forza. Anche se sguazza nel vecchio sistema culturale che lo ha prodotto, è simbolicamente colui che viene a ripulirne l’aria stantia. Talvolta, vedendolo all’ennesima presentazione, capita di esclamare: pure qui?

La domanda sorge spontanea: come avrà fatto il GF a guadagnarsi questa notorietà?

Se si vuole ottenere e mantenere un ruolo all’interno dell’industria culturale, bisogna perseguire l’obiettivo con zelo e disciplina. La fortuna e la fama, per il GF, non arriveranno da alcuna investitura: egli dovrà conquistarsele da solo. Certo, in suo aiuto giungerà prima o poi il braccio propagandistico dell’industria culturale, ma egli deve sapere che in un primo momento si troverà totalmente solo. È qui che deve con pazienza certosina organizzare passo dopo passo la sua carriera e il suo pensiero, in modo da poter essere pronto per il mercato delle idee e delle opinioni.

Nella costruzione della carriera di maître à penser, il GF ha nella sua fondina un’arma a doppio taglio, ossia la disciplina che ha impegnato i suoi studi (sia chiaro: che questo studio sia più o meno sorvegliato non è in alcun modo dirimente per i suoi obiettivi). In quanto filosofo cammina in precario equilibrio costante tra le alture metafisiche del pensiero e l’ovvia inutilità per il mondo della maggior parte di ciò che afferma. Nessuno sarebbe così sciocco da non riconoscergli le prime, ma allo stesso tempo nessuno così stolto da affidarsi a lui anima e corpo. Egli deve dunque mediare tra la presunta altezza del suo pensiero e la mondanità in cui si trova a doverlo esprimere. Questa mediazione può risultare ai più estremamente faticosa, e per questo abbandonano sin da subito la strada per diventare GF. Tuttavia, seguire alcune regole può facilitare l’accesso alla categoria dei GF. Non tutti i GF le hanno seguite, ma esse possono aiutare le nuove leve. Il ruolo di GF è infatti temporaneo, ed è dunque importante formare le generazioni che si apprestano a rilevare gli attuali GF. Ecco dunque 8 semplici regole:

1) Trova un pubblico

Se non centri questo punto, la tua carriera da GF è compromessa in partenza. Convinciti che la tua filosofia, per non essere considerata una inutile astrazione, deve avere un pubblico pronto a recepirla prima ancora di essere stata elaborata. Scrivi dunque per qualcuno, e tienilo sempre a mente. Ogni tua lettera deve passare per un’immaginaria vidimazione da parte del tuo pubblico. Ciò che infatti davvero conta in questa scalata al successo è la fedeltà del tuo pensiero nei confronti di colui per il quale è stato pensato. Devi dunque trovare una categoria ed elaborare una filosofia tagliata sulla misura dei suoi membri. Molte categorie per il momento sono occupate, ma con un po’ di pazienza non faticherai a trovare quella giusta per te.

2) Sii credibile

Per conquistare il tuo pubblico, le tue idee e la tua eventuale militanza per la causa non sono sufficienti. Il GF che aspira alla fama deve mantenere un certo grado di esteriorità rispetto al suo pubblico. Di fatto, questo grado di esteriorità è dato dalla sua competenza accademica, dimodoché il pubblico possa sentirsi legittimato nel credergli e conferirgli il benestare. È dunque fondamentale che tu consegua una laurea in filosofia, e quantomeno opportuno che tu abbia un dottorato di ricerca, in modo da presentarti come “ricercatore” Dal dottorato in poi è tutto guadagnato, ma ricordati che il GF ha una data di scadenza.

3) Alterna linguaggio semplice e linguaggio complesso

La filosofia e la politica sono da sempre in combutta con il linguaggio. Tu, in quanto GF che aspira alla fama mediatica, devi barcamenarti tra il linguaggio rigido e stentoreo dell’accademia e quello ordinario della polis. Utilizza il primo alternandolo al secondo pur esprimendo il medesimo concetto. Dedicati all’arte della parafrasi e padroneggia tutti i registri linguistici. In questo modo il tuo pubblico comprenderà il concetto che hai espresso (tendenzialmente molto semplice), ma avrà avuto l’illusione di passare attraverso un linguaggio complesso che non pensava potesse competergli. È questa una regola fondamentale, perché persegue un obiettivo decisivo: far sentire il tuo pubblico più intelligente di quanto non sia. Per te dunque la “polizia” è “il braccio armato del potere statale”, l’“economia di mercato” diventa “la tendenza fluida, sradicante e marittima delle contraddizioni della modernità”, e così via.

4) Cita

Come avrai notato, non è importante la profondità del tuo pensiero per diventare un GF famoso. Dal punto di vista del contenuto, ciò che devi pensare ti è già dato dal pubblico per cui scrivi, e la tua abilità consiste nel recepirlo. La tua filosofia deve riempire un vuoto, legittimando ciò che il tuo pubblico ha già intuito e pensato senza però organizzarlo. È molto importante però la carta con cui impacchetti tutto ciò, perché tendenzialmente il tuo pubblico ne è sprovvisto. Puoi sbizzarrirti, essere creativo! Abbonda in citazioni, e non è importante che tu abbia davvero letto i testi da cui sono prese. Sii consapevole che le citazioni nei tuoi testi non avranno un valore sostanziale. Leggi un paio di articoli e prendile da quelli, non fare sforzi eccessivi. Sfrutta le quarte di copertina, i titoli, le introduzioni. Decontestualizzala ciò che citi, la contestualizzazione è un’operazione complessa e tu non hai tempo a disposizione per compierla. Ciò che per te conta è che le citazioni, che danno al tuo testo l’aura di autorità di cui necessita, daranno l’impressione al tuo lettore di star ricevendo non solamente una teoria filosofica, ma più in generale un aumento della sua qualità di vita. Il tuo scopo è sempre, ricordatelo bene, tranquillizzare il tuo pubblico e convincere le persone che leggerti le renda migliori.

5) Usa delle formule, sii un brand

Può forse sembrarti sciocca questa regola, ma se vuoi far parte dell’industria culturale devi seguirne le logiche. Proprio come le tesserine di sconto o di raccolta punti al supermercato, il tuo scopo in quanto venditore di te stesso e GF è la fidelizzazione del cliente. Un cliente fedele non è solamente un cliente soddisfatto, ma soprattutto è un cliente in grado di riconoscerti tra molti altri prodotti. Un paio di formule faranno di te un brand riconoscibile e facilmente spendibile. Non farti problemi a ridurre la tua filosofia a una serie di slogan, e ignora le eventuali critiche sulle semplificazioni che stai compiendo. Talvolta, quando le condizioni renderanno impossibile ignorarle, usa la regola 6.

6) Reagisci alle polemiche citando aneddoti

I tempi dell’industria culturale non ti daranno mai l’occasione di rispondere alle eventuali critiche che il tuo pensiero solleverà. Questa compressione temporale è probabilmente un bene per te, ma non puoi in ogni caso ignorarle del tutto. Il tuo pubblico ha bisogno di vedere che sei in grado di reggere il conflitto e lo scontro. Porta dunque sempre con te un paio di risposte ad effetto. Possono essere sia eleganti proverbi (“I cani abbaiano, la carovana passa” è uno dei miei preferiti) sia colti aneddoti. Ad esempio, segnati questo per quando il tuo pensiero e il tuo atteggiamento provocheranno l’ilarità di qualche critico: “Diogene Laerzio narra la storia di Talete che, intento a contemplare il cielo, cadde nel pozzo facendo ridere la servetta Tracia. La filosofia, insomma, fa ridere da sempre i servi”.  In questo modo non avrai detto assolutamente nulla, ma l’effetto sul pubblico sarà garantito, e tu devi fedeltà unicamente al tuo pubblico (vedi regola 1).

7) Ignora sistematicamente le tue contraddizioni

L’industria culturale è una macchina in grado di fagocitare tutte le sue componenti. Se diventerai un GF, ciò darà luogo a contraddizioni insanabili nella tua persona. Sia ben chiaro: non è colpa tua, è una conseguenza della struttura stessa del gioco a cui stai giocando. L’unico modo che avrai per gestire tutte le contraddizioni che ti attraverseranno è ignorarle. Fai finta di nulla, non considerarle. Se ti sei presentato come un critico della società dello spettacolo, ignora chi ti domanda perché vai ospite in televisione. Se ti sei presentato come un critico sociale, ignora chi ti domanda come sia possibile che insegni all’università. Se ti sei presentato come un critico della cultura dominante o del “pensiero unico” (qualunque cosa sia), ignora chi ti domanda perché pubblichi con le maggiori case editrici italiane. Se ti sei presentato come il nuovo interprete del comunismo, ignora chi ti domanda perché sei assunto da un’università privata. Non hai a disposizione risposte possibili e credibili, dunque non sforzarti a darle.

8) Sii social

Su questo punto non è possibile transigere. La comunicazione oggi è social, e la fama può essere raggiunta e consolidata solo attraverso un sapiente uso dei social network. Su di essi dovrai dunque passare un numero considerevole di ore al giorno. I social non servono unicamente a pubblicizzare i tuoi eventi e i tuoi libri, quindi a certificare costantemente il tuo ruolo di GF. Essi hanno anche la funzione di chiarire il tuo rapporto con il pubblico, che è di partecipazione empatica e allo stesso tempo di distanza culturale. Dovrai dunque alternare a momenti di vita quotidiana assolutamente banali riflessioni mediamente colte (per elaborarle usa le regole precedenti) e citazioni ad effetto (regola 4). Modula il tuo carattere social sulla base del tuo pubblico. Se non hai un talento innato per la comunicazione social, segui un corso. Devi dedicare molta attenziona a questa regola, perché una sbandata sui social prima di aver raggiunto un buon livello di notorietà potrebbe vanificare tutti i tuoi sforzi.

Adesso hai a disposizione le indicazioni minime per diventare ufficialmente un GF e giocare al gioco dell’industria culturale.

Ernesto Sferrazza Papa, classe 1988, è un borsista postdoc presso il Collège d’études mondiales (Fondation Maison des sciences de l’homme, Paris). Ha conseguito il titolo di dottore di ricerca in Filosofia nel marzo 2016 all’Università di Torino, discutendo una tesi sul rapporto tra spazio e potere nella modernità e nella postmodernità. Presso la medesima università è attualmente cultore della materia in filosofia teoretica. Nel 2014 è stato visiting scholar presso il Center for Religious Studies and Research della Vilnius University. È membro del LabOnt, il laboratorio di ontologia diretto da Maurizio Ferraris. Fa parte dei comitati editoriali della “Rivista di Estetica” e di “Filosofia”. Si è occupato soprattutto del tema dell’articolazione politica dello spazio, con un interesse particolare rivolto agli autori classici della filosofia (Platone, Aristotele, Hobbes, Kant, Hegel) e a pensatori contemporanei (Schmitt, Foucault, Agamben, Esposito). Ha pubblicato numerosi saggi su riviste scientifiche nazionali e internazionali. Attualmente è impegnato nella stesura di una monografia dedicata alla storia filosofica e politica dei muri.

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