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Una campagna d’inverno. Winter is coming

Benché a Trieste faccia abbastanza caldo in questi giorni, comunico e dichiaro ufficialmente con la presente l’inizio della campagna d’inverno di Officina Sedici.
Da oggi a giugno, cioè da questa dichiarazione di arruolamento sino al compimento del centesimo anno del Manifesto Bianco nel cui nome (nell’anniversario del quale) si è costituito questo collettivo, avrà luogo una disperata campagna, resa ancora più difficile dalle armi di cui dispone il Generale Inverno: la rigidità del clima e la fame delle truppe. Fino a giugno, fino quindi alla definitiva realizzazione di una scrittura invisibile (il bianco su bianco di Malevic), quel quadratino bianco che campeggia in alto a sinistra, sarà idealmente nero, perché c’è ancora la possibilità di elaborare una scrittura visibile.
La campagna, si diceva, è difficilissima: nella moria di compagini editoriali nate in forze e sconfitte dalla fame e dal freddo, è difficile trovare la via, è difficile resistere vivi, opporre una forte resistenza con le poche e spuntate armi di cui dispone un piccolo collettivo com’è Officina Sedici, senza pubblicità, senza appoggi, senza aiuti.
Abbiamo cercato di resistere con le nostre sole forze, ma ora abbiamo bisogno di aiuto, abbiamo la necessità di coinvolgere altri compagni di lotta, e di estendere quindi la lotta.
Più che di una lotta semplice si tratta di una più ampia pratica tendente alla contro-condotta nel senso foucaultiano: di fronte alla condotta pastorale e alla burocratizzazione cui siamo tutti tenuti (leggi: la pubblicazione di monografie, articoli in fascia A e in ogni caso solo in riviste scientifiche, evitando le curatele, le recensioni, salvando i file pdf di tutti i convegni ai quali si è anche solo passati a bere un caffè, evitando di raggruppare articoli già pubblicati separatamente in un libro, anche se ovviamente c’è un filo conduttore che li rende meritevoli di una diversa convivenza cartacea), scrivere su un periodico online del tutto privo di visibilità e scientificità formalmente riconosciuta costituisce una vera e propria forma di ribellione che conduce all’ebbrezza, come avrebbe detto Walter Benjamin. Ebbrezza del disordine, atto “estetico” privo di utilità pratica e allo stesso tempo dissidenza morale. Una vera e propria contro-condotta, si direbbe, utilizzando questo termine così carico di espressività, coniato da Michael Foucault durante le lezioni del corso del 1978 dedicato a Sicurezza Territorio Popolazione (credo fosse la lezione del primo marzo).
Ma le idee si pagano, e noi le stiamo pagando.
La condotta che noi non abbiamo mai avversato direttamente, ma a cui abbiamo (solamente) partecipato, scrivendo libri, pubblicando articoli, entrando nei comitati editoriali di riviste e collane, addirittura in alcuni casi fondando riviste e collane, ha profondamente cambiato il nostro modo di scrivere, ha profondamente modificato il nostro linguaggio. In questa condotta siamo diventati tutti più operai della filosofia e meno messaggeri del fulmine, abbiamo citato i lavori della dottrina dominante, abbiamo utilizzato le parole d’ordine dei settori disciplinari (il termine è particolarmente indicativo) per evitare di esserne esclusi, ma abbiamo tralasciato un aspetto veramente fondamentale del “messaggio del fulmine”: che la filosofia è un amore del sapere privo di controindicazioni, che richiede solamente amore e non fedeltà. Avremmo potuto disperdere le nostre scritture nei vicoli più malfamati, dove la puzza baudelairiana della poesia e della carogna insegna a dubitare degli “universali”, e a seguire i sogni, le chimere, ciò che oppone resistenza all’inquadramento – perché è lì il limite della ricerca filosofica, è lì il luogo dal quale ripartire per evitare la burocratizzazione. Non per combatterla, ma per evitare che si faccia predominante richiedendo la fedeltà assoluta ad un sistema che necessita di tradimenti concettuali per essere più vero.
Nel nome di questa piccola verità (il messaggio del fulmine) dichiariamo quindi di aprire la nostra campagna d’inverno.

E come?

Officina Sedici è un’associazione, regolarmente iscritta, come si può constatare dalle informazioni che si trovano in queste stesse pagine, e che necessita di nuovi soci.
Abbiamo bisogno di nuove richieste di adesione.
Abbiamo bisogno di essere in tanti.
Agli aspiranti nuovi soci non chiediamo un contributo in denaro – anche perché non disponiamo di un conto in banca – ma un contributo in termini di scrittura, per rendere veramente corale questo richiamo alla poesia della contro-condotta, perché il coro del linguaggio de-finalizzato, il linguaggio del bello, dell’amore, diventi sempre più forte, sempre più vivo, sempre più brillante, nei toni e negli accordi.
In questo consiste la campagna d’inverno di Officina Sedici: spedite una richiesta di adesione all’indirizzo redazione@officinasedici.org, e allegate alla stessa una proposta di articolo che verrà vagliata dal comitato di redazione, al fine della sua eventuale pubblicazione, oppure esprimete la vostra disponibilità a svolgere attività redazionali, unitamente ad un piccolo profilo bio-bibliografico che provvederemo a pubblicare sul nostro sito.
Potete candidarvi anche in qualità di soci sostenitori, impegnandovi a farci pervenire più di un articolo.
Ma l’importante è che ci aiutiate, altrimenti anche Officina Sedici, entro giugno, dovrà rendere invisibile la sua scrittura, bianco su bianco, votandosi alla indifferenza e alla ininfluenza.

Grazie.

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